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INCHIESTA DELL’UNIONE EUROPEA SU ALPHABET, META E APPLE: UN APPROFONDIMENTO SULLE TENSIONI NEL MERCATO DIGITALE.

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La Commissione Europea ha recentemente avviato un’approfondita indagine nei confronti dei colossi Apple, Alphabet e Meta per verificare la conformità dei loro servizi al Digital Market Act.

 

Con riguardo ad Apple e Google (proprietà della holding Alphabet), il braccio esecutivo dell’Unione è chiamato a verificare se tali aziende consentano agli sviluppatori di indirizzare i propri utenti verso App Store alternativi a quelli da loro gestiti. Mentre con riguardo a Meta (che possiede Facebook, Instagram e Whatsapp), se la stessa consenta agli utenti una possibilità di scelta sufficiente per l’uso dei propri dati personali a fini pubblicitari e commerciali.

COS’E’ IL DMA (DIGITAL MARKETS ACT) E CHI SONO I C.D. “GATE KEEPER”.

Il Digital Markets Act (DMA) è un provvedimento dell’Unione Europea volto a ridurre la concentrazione di potere in mano ai colossi tecnologici (c.d. “gate keeper”), ad eliminare gli abusi di posizione dominante e ad aprire le porte a una maggiore concorrenza.

Per perseguire questi obiettivi, l’UE ha, prima di tutto, individuato i cosiddetti “gate keeper” vale a dire le aziende tecnologiche con almeno 45 milioni di utenti attivi al mese (e 100mila utenti business all’anno) sul suolo europeo, una capitalizzazione di mercato di almeno 75 miliardi di euro e 7,5 miliardi di fatturato annuo.

 

A soddisfare questi requisiti, oltre alle aziende soggette all’indagine della Commissione, sono attualmente Amazon, Microsoft e Bytedance, (l’azienda cinese proprietaria di TikTok e l’unica società non statunitense tra quelle individuate dalla UE). 

IMPLICAZIONI E POSSIBILI ESITI DELL’INDAGINE.

L’indagine della Commissione Europea su Alphabet, Meta e Apple funge, senz’altro, da catalizzatore per una maggiore regolamentazione del mercato tecnologico, attraverso l’adozione di normative più rigide volte a garantire una concorrenza equa e a proteggere i consumatori.

 

Onde conformarsi al DMA, infatti, i su detti colossi tech sono chiamati apportare significativi cambiamenti ai servizi da loro offerti nel settore dei motori di ricerca (Google Search), dei social network (Facebook e Instagram), del eCommerce (Google Shopping), dei browser (Safari e Chrome) e della messaggistica istantanea (WhatsApp e Messenger), con il fine specifico di garantire una maggiore trasparenza agli utenti ed aprire le porte del mercato digitale ad altri eventuali concorrenti. 

Chi non rispetterà le nuove norme previste dall’Unione Europea dovrà pagare sanzioni salatissime, fino al 10% del fatturato annuo, che potranno salire al 20% in caso di recidiva.

In sostanza, l’UE intende aprire i mercati digitali, proteggere la nascita e la crescita delle startup in Europa e migliorare la scelta offerta agli utenti.

 

Tali obiettivi, tuttavia, non sono realizzabili allo stato dei fatti, dove, una decina di aziende tecnologiche, sono diventate così potenti da impedire o ostacolare la nascita di alternative di mercato credibili.

CONCLUSIONI: LA LOTTA PER UN MERCATO DIGITALE EQUO

L’attività ispettiva della Commissione – lungi dal sostanziarsi in un accanimento nei confronti dei grandi dell’industria tech – rappresenta un tassello fondamentale per la creazione di un mercato digitale più equo che favorisca la concorrenza e, dunque, garantisca l’accesso anche ad aziende più piccole, in grado di fornire servizi alternativi ai consumatori.

A tal proposito, il commissario europeo per il digitale Thierry Breton si è già detto fiducioso sui cambiamenti nel mercato, pur esprimendo il suo riserbo per le soluzioni sin d’ora proposte da Alphabet, Apple e Meta per conformarsi agli obblighi imposti dal DMA.

 

È infatti auspicabile che un mercato più equo si traduca in più equi servizi per i consumatori i quali dovrebbero sempre essere messi in condizione di conoscere e scegliere, in maniera consapevole, il prodotto più conforme alle loro esigenze ed aspettative.

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